lunedì 16 giugno 2014

Trooping the Colour: Auguri Bettina!

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Davvero non capisco perché dovrei alzarmi alle 5,30 di sabato mattina per andare a vedere una parata militare, sono pure pacifista! Ma Danilo ci tiene, e poi è il compleanno di Bettina. Allora chiariamo subito che non è il suo compleanno, Queen Elizabeth Alexandra Mary (per gli amici Bettina) è nata ad Aprile, ma il suo compleanno ufficiale si celebra a Giugno in quanto il tempo dovrebbe essere migliore per una cerimonia all’aperto (poveri illusi… oggi ci beccheremo qualche goccia di pioggia, tanto per gradire).

Pare che il mio processo di “inglesizzazione” abbia bisogno di passare anche da questo; devo partecipare, sentire da vicino un entusiasmo che per me a tratti resta un mistero. Non che Bettina mi sia antipatica, per carità, brava persona, niente da dire; è che la monarchia mi sembra una cosa così anacronistica… Ho sempre la sensazione che i reali non se la spassino tanto: vita regolata da obblighi formali, non puoi metterti le dita nel naso che  finisci su tutti i giornali, vestiti ridicoli (vogliamo parlare dei cappellini???), scelte sentimentali passate al vaglio delle autorità...  Vorresti essere una principessa? no grazie. Eppure la gente guarda, ammira e sogna, la famiglia reale inglese in particolare gode di un affetto, se non incondizionato, almeno largamente condiviso. Una volta ci hanno detto: “la Regina è la nostra storia”, un collante per  il Paese (e qua noi italiani siamo un po’ smarriti, il nostro paese di collante ne ha davvero poco…)


Quindi è deciso: si va. Armati di sgabellini per riposarci durante l’attesa e decisi ad occupare posti in prima fila lungo The Mall, il vialone che porta a Buckingham Palace dove si svolge la parata, arriviamo in zona intorno alle 7,30. Tre ore prima! Eppure dietro le transenne sono appostati i primi gruppetti di persone.
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La strada è addobbata di bandiere. Comincio ad avere fame, mi guardo intorno: nessun venditore di generi di conforto, se fossi stata a Napoli avrei avvistato almeno una ventina di ambulanti abusivi-autorizzati con cappellini, trombette, cocco fresco, panini, bibite, “Accattateve a bbandiera r’a Riggina!”, eh, beh… qui siamo a Londra, gente seria, mi dico. 
Osserviamo gli automezzi in movimento. Un muletto trasporta materiale su e giù lungo la strada, il ragazzo che lo guida ci prende gusto ad essere sotto gli occhi di tutti e comincia a salutare la folla, la gente risponde, lui la arringa, ovazioni e applausi, 5 minuti di show, tutti a ridere (gente seria, dicevo…). 
Agenti di polizia ad intervalli regolari schierati verso il pubblico, che allegria questi ragazzi, tutta la mattinata immobili a guardare le nostre facce. E’ quasi ora: i miei piedi protestano vivacemente, resisti, mi dico. Cerco di fotografare qualche faccia interessante. 

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Arrivano le bande musicali, poi vari corpi armati, a piedi e a cavallo, uniformi bellissime: tanto rosso, ma anche nero e oro, passamaneria a gogò, medaglie, cerco di memorizzare i particolari ma è tutto abbastanza veloce.
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Poi arrivano loro, le star, me ne accorgo dal brusio della gente. Una carrozza, qualcuno che saluta, cappelli, piume, saluto anch’io ma non so chi, saranno parenti meno famosi. Riconosco Camilla, insieme a Kate e il principe Harry, salutano, saluto, scatto (foto mossa, acc…)
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“Arriva William, non puoi sbagliare, è su un cavallo bianco!” Quale cavallo? Dove? Scatto una foto, un tizio vestito di rosso dal cui cappello sbuca solo il naso, ma sembra il suo, insomma fidatevi, questo dovrebbe essere William, e dietro, se non ho sbagliato completamente, c’è la zia Anne, anche lei a cavallo.
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Ecco Bettina! Sfoggia un cappellino dei suoi, bianco con fiori azzurri, seduta accanto al principe consorte, sorride, chissà se oggi vorrebbe essere altrove, anche solo a poltrire nel letto, a 88 anni…
Il corteo scompare dalla nostra vista, alla fine della strada la regina passerà in rassegna i corpi armati per poi tornare al palazzo. La strada si è riempita di escrementi di cavalli, un “soave” profumo ci inonda. Mi chiedo se per una parata la strada è ridotta così, cosa doveva essere vivere in una città come Londra nell’800, quando l’unico mezzo di trasporto erano i cavalli… rabbrividisco al pensiero. Un paio di automezzi per la pulizia stradale provvedono ad un rapido lavaggio.
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I soldati in alta uniforme schierati lungo il percorso, (cappellone di pelo di orso -speriamo sia sintetico- , sorretto da un sottogola che non va sotto la gola ma sotto il labbro inferiore, una cosa che più scomoda di così non se la potevano inventare), compiono strani movimenti. Vengono passati in rassegna ed esaminati da superiori: fai tre passetti indietro, tre di lato, un’aggiustatina al cappello, salutano battendo pesantemente i piedi a terra. Ogni tanto uno si muove dalla sua postazione e si ferma a parlare con un altro. A giudicare dalle risatine che riesco a vedere non sembrano ordini ma cose tipo: “Allora, dove ce la vediamo la partita stasera?”. Fanno alcuni passi e a coppie alternate si scambiano di posto. Trovo questa coreografia assolutamente inutile, mi chiedo se non sia solo per fare scena e ingannare l’attesa del pubblico. Mi viene in mente il vecchio ordine entrato nella memoria collettiva dei napoletani, (pare sia un falso storico), che vigeva sulle navi del Regno di Napoli qualche secolo fa: “facite ammuìna” (“fate confusione”). All’arrivo delle alte autorità, tutti quelli che stavano a prua dovevano andare a poppa e tutti quelli di poppa a prua, quelli sotto coperta di sopra e viceversa, così da creare movimento e mostrare efficienza. Vorrei domandare: “Excuse me, sir, mica state facendo ammuìna?”. In ogni caso il tempo passa, il corteo ritorna, saluti, foto, gridolini isterici al passaggio dei principi, che poi scompaiono nel palazzo. Colpi di cannone. Le transenne vengono rimosse, ci avviamo (zoppicando, i miei piedi hanno dato forfait)  verso la piazza per vedere l’arrivo spettacolare di elicotteri e aerei della RAF, comprese le Red Arrows, che solcano il cielo di bianco, rosso e blu.
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La pioggerellina mi offre una luce ottima per un paio di scatti alla statua d’oro della Vittoria che campeggia nella piazza. La famiglia al completo è affacciata al balcone, sono troppo bassa per scattare qualcosa, tocca a Danilo. Sorridono, salutano composti, elegantissimi.
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Si chiudono le imposte, la festa è finita. Mi piace pensare a Bettina che fuori dal nostro sguardo, si slaccia la gonna stretta, si toglie le scarpe e accasciata sul divano dichiara: “Oh, s’è fatta l’una, che dite, cinese o pizza?”