mercoledì 23 luglio 2014

Caro Piccolo Editore...

immagine Nonconferenza Scribarà. Fiera del Libro Torino 2012. monicauriemma
© Monica Auriemma

Caro Piccolo Editore,

ti scrivo perché il ricordo di te mi è arrivato improvviso, come una mosca fastidiosa. Mi hai mandato una mail l’anno scorso dopo che non ci sentivamo da quanto? 7,8 anni? La nostra unica collaborazione risale a quando ti regalai una tavola per un’iniziativa in favore di qualcuno o qualcosa, una di quelle cose interessanti che ti piace organizzare.
Senza nemmeno un: come stai? (scusa, sarò vecchio stile, ma un minimo di buone maniere…) Mi hai chiesto la disponibilità a fare una prova a colori per un albo illustrato, allegandomi testo e misure, senza aggiungere altro. Ti ho scritto che non potevo rispondere alla tua domanda se prima non avessi avuto delle informazioni necessarie, e cioè: la prova era pagata? E se sì, quanto? Nel caso fosse risultata positiva, che tipo di contratto mi aspettava?
Non so voi come la pensate, ma se uno viene a chiedermi di fare una prova per un possibile lavoro, probabilmente in competizione con altri, dovrà pur dirmi cosa mi promette in cambio.

Mi hai risposto che la prova era gratuita (ma va?) e che per un albo di 24 pagine più copertina era previsto un anticipo sui diritti che, con una serie di calcoli elaborati sono riuscita a quantificare intorno ai 250€  (ma avrei potuto sperare di arrivare addirittura a circa 400€ se ci fosse stato un boom di prenotazioni). “Il mercato non ci consente di più”. 
Un affarone. 
Con un premio così goloso come avrei potuto rifiutare? 
Ma, guarda, adesso che mi hai aperto gli occhi su questo paradiso, corro subito a impiegare gratuitamente il mio tempo, il mio talento, la mia esperienza, mi studio il testo, creo i personaggi, elaboro lo stile adatto al racconto, e ti creo una bella tavola per sbaragliare la concorrenza, così forse (e dico forse) sceglierai me ed io lavorerò per più di un mese per avere la mia bella PUBBLICAZIONE (pagata 250€, ma posso sempre sperare nel boom…)!

Caro Piccolo Editore, non è tanto la miseria che mi proponi che mi stupisce, so che girano pochi soldi; è il fatto che tu ritenga così straordinariamente appetibile che io pubblichi con te a queste condizioni, da considerare normale che io accetti di mettermi in gara. E’ il fatto che ti manchi un po’ di pudore, nel propormi l’improponibile
Almeno un poco. 
Non sono venuta a cercarti io, mi hai cercata tu. Ma perché? 
Hai pescato un nome a caso nell'elenco degli Illustratori Sfigati? O hai visto come lavoro? Ti interessa il mio stile? E allora perché dovrei fare una prova? O meglio, perché dovrei farla visto che praticamente in cambio mi dai poco e niente? Chi credi di essere? Pensi che il tuo solo nome sia di per sé così attraente? Ho avuto a che fare con tanti editori, qualcuno mi ha imbrogliato, non pagato, o è sparito all’estero. A volte ho lavorato per poco. Ma almeno, quelli con cui ho accettato di continuare a pubblicare erano Editori con cui avevo un rapporto di amicizia, di reciproca comprensione delle difficoltà, e hanno avuto sempre l’umiltà di dirmi: ci piacerebbe che il lavoro lo facessi tu (e quindi non ti mettiamo in competizione, perché sappiamo come lavori), ma ci rendiamo conto che la cifra è bassa, perciò capiremo se rifiuterai. Ecco, a volte basta poco, sai…

Caro Piccolo Editore, ho trascorso il mio ultimo anno in Italia a lamentarmi in pubblico e in privato di quelli che si comportano come te. 
A volte penso che un po’ di coerenza, uno nella vita la debba avere: per esempio, se mi lamento della corruzione come minimo non dovrei farmi corrompere, se mi lamento della svalutazione del mio mestiere, come minimo dovrei provare a non svalutarmi troppo, anche se sto con l’acqua alla gola, in un paese straniero, e rischio di uscire fuori dal mercato. 
Perciò sappi che ho deciso di permettermi il lusso di non pubblicare albi, il grande lusso di rifiutare offese alla mia dignità di lavoratrice nella speranza (nell’illusione?) che qualcun altro alzi la testa per non far affondare definitivamente un mestiere così bello come quello dell’illustratore. E non parlo degli esordienti, quelli li capisco troppo bene, ma i professionisti che pubblicano parecchio… se capissero che una loro scelta forse può cambiare le cose, che non è tutto inutile, che non si deve per forza dire sì pur di pubblicare… (ma in fondo chi sono io per giudicare le scelte altrui? È già tanto se riesco a prendermi la responsabilità delle mie).
Ti ho risposto comunque che questo è il mio mestiere e che ritengo impossibile lavorare professionalmente un mese (o anche due) per guadagnare 250€, più pochi spiccioli un anno dopo. Questa è la ragione principale per cui mi sono sradicata dal mio Paese, ho lasciato i miei affetti e sono emigrata. Non ti ho scritto che pur di non lavorare così, preferisco fare le pulizie, l’avresti creduta una battuta, non avresti capito che è una scelta che ho realmente fatto.
Quindi ti ho fatto un preventivo e ti ho detto che non credendo ci fossero margini di trattativa, ti facevo il mio in bocca al lupo per tutto. Sapevo per certo (e te l’ho scritto), che avresti trovato qualcuno disponibile.
Sono stata educata, no? Ovviamente non mi hai risposto, com’è nel tuo stile.

E’ passato un anno. Tu quel libro lo hai pubblicato, e vari altri, qualcuno con nomi dell’illustrazione veramente importanti. Ma guarda!
Ora due sono le cose: o hai fatto loro la stessa proposta che hai fatto a me (e spero proprio di no perché allora il nostro mestiere in Italia è davvero finito); o in qualche modo “il mercato” ti ha permesso di spendere ben altro. 
Io invece continuo per la mia strada, lavoro come illustratrice qui in UK, e anche se non posso dirmi affermata, ti assicuro che le cifre che mi hai proposto sono fortunatamente solo un brutto ricordo
Non credo che Piccolo Editore sia il titolo più appropriato.

Solo Piccolo potrebbe bastare.