giovedì 11 settembre 2014

It’s a Job! N°3: Il mattino ha l’oro in bocca.

The Shining. Stanley Kubrik
Questo non è un innocuo proverbio, almeno non più, se hai visto The Shining. (Nella versione inglese era: "All work and no play makes Jack a dull boy", letteralmente: “Tutto lavoro e niente svago rendono Jack un ragazzo annoiato”). Lo scrivo sul pc e penso a Jack Nicholson, completamente fuori di testa, che lo batte a macchina. Migliaia di volte.

Se come me hai subìto il film di Kubrik (aggrappata con le unghie alla maglia di mio fratello che mi obbligò al supplizio perché non puoi non vederlo! ), ricorderai l’enorme albergo dai corridoi infiniti, kilometri di moquette, spazi anonimi, porte identiche, e oscure presenze. Ecco, io ho lavorato in un posto simile come cleaner  tra Agosto e Settembre 2013, incaricata dall’agenzia, che forse non era al corrente della mia assoluta, totale e devastante mancanza di senso dell’orientamento. Devo aver dimenticato di scriverlo nel CV alla voce disabilità. (Il mattino ha l’oro in bocca. Il mattino ha l’oro in bocca. Il mattino ha l’oro in bocca…).

Ora penserai che sto esagerando, ma se mi conoscessi bene sapresti che la mia borsa è piena di foglietti con mappe di tutti i posti che mi servono, che non mi basta Google map, devo anche prendere appunti, tipo: gira dopo il tele negozio, passa dietro il grande albero, ecc... che col navigatore ormai siamo ai ferri corti. 
Sapresti che in presenza di un bivio io prenderò sicuramente la strada opposta a quella che mi serve. Che è inutile dirmi: “è facile, non puoi sbagliare”, perché io sbaglierò. Inesorabilmente
Da piccola ero preda dell’assoluto terrore di non sapere dov’ero, ho vissuto momenti di vero panico, poi mi sono abituata. 
Ho accettato l’idea di calcolare del tempo in più quando vado da qualche parte (giusto per perdermi e ritrovarmi…), di circumnavigare l’Africa per arrivare dietro l’angolo, di riconoscere luoghi ma non sapere assolutamente come ci si arriva. Insomma, con le proprie debolezze si impara a convivere. Certo, mi tengo lontana da megaparcheggi sotterranei, centri commerciali (che per me hanno la stessa funzione del bosco delle favole, il luogo di confine dove è pericoloso addentrarsi) e da grandi alberghi, appunto.

Ma questo non era semplicemente un albergo, si trattava di una vera e propria cittadella, nella zona sud di Londra, il vecchio Royal Arsenal, una serie di edifici antichi, ristrutturati e adibiti a residences. Vari kilometri e varie squadre di pulizie. 
Ogni mattina mi veniva assegnato un blocco diverso, per la mia gioia, così era impossibile memorizzare. Se ero fortunata mi accodavo al collega di turno che almeno mi portava sul luogo e poi mi lasciava lì, in balìa di me stessa
Mi veniva indicato dove trovare gli attrezzi e i compiti da svolgere e poi la mattinata passava tra i corridoi deserti e gli ascensori. 
Niente riferimenti visivi, che so, quadri, sculture, solo numeri, un’infinità di numeri sulle porte tutte uguali, luci che si accendevano (e qualche volta NON si accendevano) al tuo passaggio. Temevo di incontrare prima o poi bambine gemelle morte, e scansavo l’appartamento 237, tanto per essere tranquilla  (Il mattino ha l’oro in bocca. Il mattino ha l’oro in bocca. Il mattino ha l’oro in bocca… ).

Qualcuno credeva di aiutarmi spiegandomi scorciatoie (grave errore, impossibile per me memorizzare più di un percorso per arrivare allo stesso punto). Un giorno mi furono date delle istruzioni a voce su una serie di blocchi da pulire, ovviamente a metà mattina già non sapevo più dov’ero e cominciai a pulire quelli sbagliati, esattamente di fronte a dove avrei dovuto essere.

Poi c’erano i ragni. Eh già, sono anche banalmente aracnofobica ( se per questo ho anche paura degli insetti) e, se te lo stai chiedendo, no, non ho voluto vedere il film Aracnofobia, perché mi posso pure sottoporre a tortura per un capolavoro del cinema, per il resto, no grazie …

Ho fatto la piacevole conoscenza dei ragni inglesi, razza forte, di taglia grossa, anche piuttosto carnosi, una delizia. Ora so da dove vengono tanti personaggi dell’immaginario inglese tipo Aragog, il ragno di Hagrid in Harry Potter, o il ragno enorme di Lullaby, celebre canzone dei Cure: “the spiderman is having me for dinner tonight…”, non è che siano tanto distanti dalla realtà.

Dunque ero molto impegnata a uscire viva da labirinti e scansare ragni, che nella stagione estiva, pare siano più propensi a manifestare la loro presenza. 
Ne incontravo uno e cominciava la danza: Piccolo urlo. Paralisi da paura. Gola secca. Ci guardavamo un attimo negli occhi (che erano lì che mi fissavano, lo so…), io decidevo di dargli qualche secondo per sparire, se era abbastanza furbo, avrei fatto finta di non averlo visto, altrimenti non avevo scelta, lì non poteva restare. Dovevo usare l’unica arma a mia disposizione: l’Hoover. Aspiravo con gli occhi semichiusi, era una sensazione tremenda. Non si arrabbino gli animalisti, ho accumulato una valigia di sensi di colpa per tutti questi ragnicidi.


L’incubo passò quando mi fu dato un nuovo incarico, di cui parlerò nel prossimo post. Per fortuna la cittadella maledetta non mi ha fatto uscire di senno. Il mattino ha l’oro in bocca. Il mattino ha l’oro in bocca. Il mattino ha l’oro in bocca…