mercoledì 17 settembre 2014

It’s a Job! N°4: Tipi di Fauna Nobiliare

Uscita dalla cittadella maledetta, ecco un nuovo incarico, un mese circa, settembre 2013. Cleaner/Caretaker, cioè avevo anche mansioni di custode, smistavo la posta ecc... full-time, anche il sabato mattina. E il tempo per disegnare? (coltivavo sempre l’assurda pretesa di voler fare l’illustratrice, che matta…) Mi chiedono di fare un eccezione solo per quella volta.

Zona Sloane Square, di quelle dove cercare un Tesco per comprare un po’ di detersivo è un’impresa disperata, ma puoi trovare Tiffany e Cartier, casomai ti fossero finiti i collier di diamanti. Nella galleria d’arte all’angolo ho anche visto un Gainsborough e un paio di Picasso e Braque buttati lì, tanto per appendere qualcosa in cameretta.

Otto ore di lavoro per degli incarichi che, a voler esagerare ne richiedono al massimo 3, ma devi essere costantemente reperibile per eventuali consegne o problemi, e a differenza della caretaker titolare tu non hai un appartamento lì dove essere rintracciata al citofono, e neanche un posto dove riposare (tranne una sediolina sghemba nei sotterranei) non puoi sentire musica, niente internet. La giornata diventa eterna. 
Allora ti inventi delle occupazioni, lavi le scale esterne tutte le mattine anziché due volte alla settimana. Pulisci gli interstizi delle ringhiere fino a lucidarli, ti accanisci sugli ottoni del cancello d’ingresso, (piuttosto trascurati in verità) e decidi che torneranno come nuovi, compresi tutti i riccioli rococò. Diventi una maniaca del pulito tuo malgrado. 
Una delle condomini una volta mi ha detto: -Non abbiamo mai avuto il palazzo così pulito, I can tell you! -(Ti credo! ma la giornata dovrà pur passare...)


Potevo però osservare attentamente la fauna umana del palazzo, che presentava aspetti piuttosto interessanti. Innanzitutto c’erano dei veri inglesi, cosa sempre più rara a Londra. Affibbiavo nomignoli per ricordare a chi dare la posta e prendevo schizzi veloci di quei volti che mi ricordavano tanto le illustrazioni di Quentin Blake
Sketchbook monicauriemma-LadyCandida
Gli unici che non avevano bisogno di soprannomi erano Sir Roderik (Roderik Francis Arthur, per la precisione, segue Earl of Xxx  che ometto per la privacy) e Lady Candida
Ricevevano ogni giorno moltissime lettere, buona parte delle buste vergata a mano con quelle calligrafie svolazzanti che adoro, (rimpiangevo di non avere uno scanner a portata di mano…). 
Mai incontrati purtroppo, stavano ristrutturando il loro enorme appartamento ed evidentemente erano in un’altra residenza. Dal secondo piano un andirivieni di tappeti dalle dimensioni esagerate, antiquariato vario e profluvi di fantasie a fiori
Un giorno arrivano i cataloghi Ikea, li guardo sconsolata sapendo che la loro fine sarà tra i rifiuti (dispero di trovare amanti del design cheap svedese tra i condomini) e invece due giorni dopo, sorpresa! Ne mancavano due! Magari la nobiltà britannica in ristrutturazione si è fatta tentare da una bella libreria Billy
Una mattina ho avuto un’apparizione. Nell’androne incrocio una donnina minuta con cappello e sciarpa neanche fossimo in pieno inverno, il suo volto era quasi una maschera. Ho deciso che era lei: la misteriosa Lady Candida, venuta in incognito a controllare lo stato dei lavori.

Sketchbook monicauriemma-Il Politicante
Il Politicante. Elegantissimo nel suo gessato grigio, capello brizzolato, gentile ma sbrigativo, uno di quelli abituati a dare ordini. 
Mi ero convinta (senza averne nessuna prova), che tutti giorni alle 9 andasse in Parlamento, camera dei Lords, naturalmente. 
Una mattina mi chiede qual è la mia lingua madre, gli rispondo l’italiano e lui - How do you say “waste”in Italian? Frenchs say “ordures”,Germans say…- segue un elenco della parola in varie lingue. 
Credendo che sia semplicemente interessato ad arricchire il suo già impressionante vocabolario, dico –IMMONDIZIA-  scandendo il più possibile le doppie. Lui, in italiano – MATTINA-IMONDIZIA-ORE-OTTO! Ok? -E si volta per allontanarsi. - Of course, Sir, every morning I take the waste eight o’clock! -  gli balbetto dietro, un po’ sorpresa. 
Ritiravo sempre i sacchetti puntualissima e li stoccavo nei sotterranei in attesa della raccolta settimanale. Ma perché mi aveva detto questo? Torno in perlustrazione e trovo in bella mostra un sacchetto lasciato da sua sorella, appartamento adiacente, la quale mi sorride e si scusa con nonchalance per il ritardo. Resto lì a bocca aperta. 
Cara signora, sono le 9, ca@@@, sono passata due volte, capisco che ti sei svegliata tardi, potresti fare la fatica di arrivare fino all’ascensore e stoccare tu stessa il sacchetto vista l’ora, come fanno gli altri, ma non hai proprio rispetto del mio lavoro?  Tuo fratello ha già stabilito che mi sono macchiata di grave reato e si è prodotto in un esercizio di stile per potermi strigliare con classe. Ma che bella famiglia! 
Le parole mi restano in gola, troppo difficile, e non mi è assolutamente consentito litigare o prendermi troppa confidenza.
Io sono cresciuta soffrendo di quello che definisco “classismo al contrario”, un’istintiva antipatia per i privilegiati, quasi che essere ricco fosse una colpa di per sé, poi ho conosciuto parecchie persone, esseri umani, al di la dell’etichetta che gli avevo appiccicata addosso e credevo di essermi piuttosto liberata da questo pregiudizio, ma ragazzi, voi due ce la state mettendo tutta per farvi odiare! Avrei voglia di farvi “lo strascìno” (in napoletano, trascinare per i capelli). Ovviamente non è una via praticabile.
Caro Politicante, mi hai colpita proprio nel mio punto debole, il linguaggio (il che mi fa sentire tremendamente inferiore), mi costringi a sfidarmi sul terreno pericoloso della comunicazione, ma devo risponderti. 
Il giorno dopo, col mio migliore sorriso: -I’m really grateful, Sir, for yesterday. In fact, thanks to your suggestion, I discovered that someone on your floor, put the bag out after the time allowed, and after I went to collect-, (Le sono molto grata per ieri. Infatti grazie al suo suggerimento, ho scoperto che qualcuno al suo piano, mette fuori il sacchetto dopo l’orario consentito, e dopo che io sono passata per la raccolta)  
Niente male Monica, una trentina di parole in fila senza bloccarti, magari imperfette ma l’alternativa era: la prossima volta IMONDIZIA ORE OTTO dincello a’ssoreta! E non era il caso.  
Ha risposto con un hum… 
La cosa assurda è che gli ero grata davvero, per essere stato occasione di sfida con me stessa, ora che gli avevo parlato guardandolo negli occhi mi era quasi più simpatico.

Sketchbook monicauriemma-Il Mago
Uno che mi piaceva tanto era IL Mago. 
Signore anziano che incontravo più volte al giorno, entrava e usciva non si capiva mai bene da dove, spesso usava le scale di servizio, talvolta mi compariva alle spalle, sempre gentile, con uno sguardo luminoso e furbetto, facevamo brevissime ma amabili conversazioni, era pieno di humour e sembrava sinceramente preoccupato per la mia schiena, mi diceva spesso Don’t kill yourself!















Sketchbook monicauriemma-La tenera svagata
La tenera svagata
Gentile signora sulla settantina che un venerdì mi chiama preoccupata, sta per andare in campagna per le vacanze e si è accorta che mancano elettricità e linea telefonica, le presto il mio telefonino per chiamare la figlia e assisto ad una lunga conversazione che sembra presa da un romanzo d’appendice: le viene consigliato di non toccare niente e uscire, e lei si profonde in mille lunghissime scuse per aver disturbato la figlia, -Grazie sweetheart, tu sei la migliore figlia che una madre possa desiderare-, (ma davvero c’è qualcuno che parla così? Dalle mie parti si usa al massimo: -Statte ‘bbona a’mmammà! -) continua dicendo che la gentilissima caretaker (io) le aveva appena salvato la vita (!) prestandole il telefono (e se la conversazione continuava, glielo avrebbe strappato di mano…). 
Alla fine saluti e baci, rientro in possesso del mio telefono, un’elegante auto viene a prenderla all’ingresso. 
Mi saluta dicendo che l’unica fortuna, in quella giornata nera, era stata incontrarmi. -Things can only get better-  spiccico, ricordando una vecchia canzone. Poi scoprirò che la signora ha qualche problema di memoria. 
Telefono e luce sono stati staccati dai figli per il lungo periodo di vacanza, ma, ahimè, lei non lo ricordava. 
Sketchbook monicauriemma-Il Gentleman
Il Gentleman del primo piano
Età presunta: 120 anni. 
Ascoltava spesso musica classica, a volte mi fermavo sulle scale a goderne un po’, era talmente educato che quando lasciava il sacchetto dell’immondizia sull’uscio ci metteva un foglio di giornale sotto per evitare di sporcare la moquette, un vero Signore.

















Sketchbook monicauriemma-Il Mahatma del pian terreno
Il mio preferito era Il Mahatma del pian terreno. 
Indiano, abitava con moglie e figlio giovane, tutti gentilissimi, si fermava spesso a vedermi insistere su quell’ottone che non voleva venire perfetto (io ho cercato di dirglielo che non ero matta ma dovevo passare il tempo in qualche modo…), discutevamo di possibili strategie risolutive, un giorno se ne viene con un piccolo spazzolino bianco:- prova con questo per le parti più piccole -.
Un regalo che non ho dimenticato.














Ogni tanto facevo due chiacchiere col collega della scala a fianco. La nostra conversazione era piuttosto surreale. Lui Portoghese, affetto da seria balbuzie, io italiana, balbettante per mancanza di vocaboli. L’ultimo giorno mi dice che gli mancherà tremendamente il mio bellissimo sorriso con cui cominciava bene la mattina. Ho fatto mica conquiste? Guarda che io sono una donna anziana, fidanzata e molto seria, eh?