mercoledì 8 ottobre 2014

Italians Do It Better (maybe...)

Noi italiani ci serviamo abbondantemente dell’inglese per la comunicazione (perché se è inglese è meglio), poi prendiamo i termini, li deformiamo, italianizziamo, ne facciamo ciò che vogliamo, siamo imbattibili in questo. 
Dalle mie parti vedevo spesso insegne di negozi con scritte raccapriccianti, FASHION massacrato in tutti i modi: FASCION, FASHON, FASCHION… (ho dovuto controllare prima di scriverlo, da quale pulpito…), qualche BIUTIFUL (tra i parrucchieri andava parecchio), nonché un INTERNASCIONAL.  

Pensavo che fosse un problema solo nostro ma devo dire che anche qui non se la cavano male. “Se è italiano è meglio” vale a volte per la moda, più spesso per il cibo.

Qualche locale fa i panini all’italiana. Ma dovete chiedere un PANINI (singolare), o più PANINIS (plurale). 
Spesso vedo il Cappuccino trasformarsi in CAPUCHINO e una volta mi sono imbattuta in un ITALIAN COTTECHINO, ma era un errore di trascrizione.


Colleziono volentieri menu di ristoranti e pizzerie d’asporto, capolavori di ingegno linguistico.
Su questo menu compare un ricercatissimo (dicono) piatto tradizionale italiano: ANTI (staccato) PASTI AND BOCHACINNI… sarebbe? Antipasto di verdure con Bocconcini di mozzarella. 

Ma se volete, a pagina dopo c’è anche la BOLOGNAISE, non so se consigliarvela però, si è “inglesizzata” per strada.


Sono rimasta molto colpita da questo MILANO PIZZA (che è come dire: Napoli Panettone, o Napoli Cassoeula. La cucina lombarda vanta grandi specialità, ma forse la pizza non è proprio la punta di diamante…), garantita 100% Halal, scritto in arabo perchè sia comprensibile (e allora siamo sicuri che la cucina è italiana…). 
Le foto, per un’amante della pizza, quella vera,  sono un susseguirsi di colpi al cuore (e allo stomaco). Una gigantesca “cosa” guarnita da serie di involtini al formaggio (che, all’emigrante nostalgico e confuso, a prima vista sembrano babà alla crema). 

Ben 33 varietà di pizza con gli ingredienti più disparati, dal Pollo Tandoori o Barbecue, alla Doner (italianissimi!).
Segnalo la n°31: SICILANA (senza la L) e la 32: VERDUE (senza la R).



In questo “Italian Base Pizzas” (una PIZZA, più PIZZAS), trovo nomi familiari come CAPRICCIOSA, QUATTRO FORMAGGI, condita con Buffalo Mozzarella (che è mozzarella di bufala come io sono la Duchessa di York ) e  Feta greca… (che per altro,sarà ottima);  la Quattro Stagioni ha gli asparagi… ma, ognuno la pizza la fa come vuole, no?  
Poi c’è la SUPREMEA (una E in più?) e subito dopo la Napoletana c’è la PARMATTA, il cui nome mi lascia un po’ interdetta (scusate la rima), che dentro ovviamente ha l’ANANAS, ingrediente tipico della cucina parmense, parmigiana, PARMATTA, insomma…

Ricordate che sulla pizza ci sono spesso PEPPERONI, che non sono peperoni (attenti, italici vegetariani, non andate in confusione!), ma un salame piccante, se invece volete del salame normale, dovete chiedere il SALAMI, un SALAMI, più SALAMIS.  





A volte nella stessa pizza (in questo caso l’ Americana) potete trovare: Sausage (salsiccia), Salami (salame), Pepperoni with chilli (salame piccante al peperoncino), e Peppers (peperoni). 

E resterete sazi per due giorni, il tempo medio di digestione è infatti 48 ore, buona fortuna!