mercoledì 19 novembre 2014

Cara Burocrazia Italiana,

disegno-burocrazia-monicauriemma
Mi manchi molto sai, 
mi mancano le bollette gonfiate da imposte e contributi, mi manca il tuo linguaggio oscuro, le scritte piccole piccole in fondo ai documenti, le file agli uffici, le giornate di lavoro perse. 
Mi manca l’Iva, la ritenuta d’acconto e soprattutto le marche da bollo.  
Mi manca l’acconto Irpef su presunti futuri guadagni, e quelle inconfondibili buste con una scritta bianca su campo azzurro: CARTELLA DI PAGAMENTO.
Quanta nostalgia del furto d’identità che mi ha fatto trascorrere in allegria un paio d’anni tra denunce e plichi di fotocopie, da te a me, da me all’avvocato e dall’avvocato a te (tutte in bollo, s’intende…)

Dove vivo ora è tutto tristemente normale… 
Qui non conoscono la sofferenza necessaria al raggiungimento dello scopo, gli inglesi non sanno che quelli che credono i propri “diritti” sono in realtà benevole elargizioni dall’alto, incerte, come la grazia di una divinità. Tu me lo hai insegnato: la grazia richiede preghiera, sacrificio, dedizione (e qualche volta una mazzetta), non puoi ottenerla senza sforzo. 
Che valore daranno queste persone a cose come pagamenti, assunzione di personale, avvio di un’attività in proprio, certificati, rimborsi, se la loro realizzazione non viene continuamente ostacolata, dilazionata, allontanata nel tempo? Come faranno ad apprezzarle davvero?

Ti racconto una cosa scandalosa: dopo la mia prima dichiarazione dei redditi in UK avevo diritto ad un rimborso e… mi è arrivato! Dopo 10 giorni dalla domanda! E direttamente sul mio conto! 
Eh, sì, la tua collega Britannica  se la sbriga con un click. Che stolta! Non capisce che così si perde tutta la suspense (arriveranno? non arriveranno?), non ha imparato niente dell’animo umano: Se tu fai passare almeno un paio d’anni (come minimo), il destinatario non conterà più su quel danaro, così quando finalmente arriverà sarà una sorpresa! Una festa!

Ricordo i bei tempi in cui mi rendevi tutto più difficile e prezioso. 
Mica mandavi i soldi sul conto? Tu volevi che li toccassi con mano, volevi che io assaporassi la concretezza di quel dono, che mi prendessi una giornata di festa, e così mi mandavi una letterina a casa che mi intimava di recarmi (io, solo io, personalmente io) a fare una bella fila in un ufficio postale, entro e non oltre una certa data, per vergare di mio pugno la quietanza, e se io non ci fossi riuscita per qualche motivo, te li saresti ripresi! Così non avrei mai potuto dimenticare il regalo che mi facevi restituendomi i MIEI soldi.

Negli ultimi tempi devi aver capito che sentivo la tua mancanza, e così mi hai fatto una sorpresa: ora che ho la residenza inglese, quei pochi italiani rimasti che vorrebbero pagarmi non lo fanno, perché tu gli hai detto di non fidarsi. Gli hai detto di non credere che io pago le tasse in UK. 
Non basta un’autocertificazione, l’iscrizione all’AIRE, il certificato di residenza, l’UTR, troppo facile! 
Quella scema di BB (Burocrazia Britannica) ha un form online che mi permette gratuitamente in una ventina di giorni di ottenere un certificato di residenza fiscale, ma lei è stupida si sa, non sa che tu lo fai per il mio bene. 
Perciò hai suggerito in un orecchio a qualcuno dei miei editori di non fidarsi nemmeno di questo! 
Ed ecco documenti da compilare a mano in bella calligrafia e spedire in giro per l’Europa, magari sigillati con la ceralacca, per stare ancora molti, molti mesi a pensare l’una all’altra.

Ed io ti penso sai, non hai idea di quanto ti penso!

Ti dedico un antico auspicio: Puozze passa’ nu guaio, che in lingua celtica vuol dire “che tu possa attraversare la sofferenza e purificarti.”

Sinceramente tua


Monica