mercoledì 10 dicembre 2014

Ho imparato a Guidare a Napoli

Illustrazione da "La Bottega dei Sogni Perduti"-monicauriemma
Illustrazione da "La Bottega dei Sogni Perduti" Lavieri Ed. Monica Auriemma-
Una delle tante belle sorprese che ho trovato in UK è che il giallo del semaforo scatta due volte: una volta prima del rosso, un’altra prima del verde. Semplice ma a mio parere geniale.

Da automobilista penso al semaforo come fonte di grandissimo stress: occhio fisso alla luce che il verde non ti colga di sorpresa, polpacci in tensione pronti allo scatto sull’acceleratore, a volte sgasate inutili per evitare di spegnere il motore, che nell’attimo stesso in cui scatta il verde partono i clacson di quelli che stanno dietro (pure loro tutti stressati). 
Ripeti questo ad ogni semaforo e pensa quanta salute guadagneresti se avessi un giallo che ti avverte per prepararti a ripartire.

Non so perché questa pratica sia assente in Italia. Forse abbassare il livello di stress di chi guida non è nelle priorità del nostro codice, forse all’automobilista italiano medio piace sentirsi pilota di Formula 1, gli piace essere sempre in tensione, pronto allo scatto, all’attacco.

Confesso che a me guidare non è mai piaciuto. Ho preso la patente tardissimo e con riluttanza, solo per necessità. 
Per di più ho imparato a guidare a Napoli, e se qualcuno si sta chiedendo: “Perché, che differenza fa?” risponderò che equivale più o meno a: sono stata nella legione straniera, sono sopravvissuta nella Giungla, ho fatto la guerra, una cosa del genere. 
Guidare per le strade di Napoli dovrebbe essere riconosciuta come “pratica altamente usurante” , anche se non lo fai per lavoro, e consentire di anticipare la pensione, diciamo, un anno ogni dieci di guida. Parlo sul serio.

Non è che ci tenga particolarmente a parlar male della mia terra (ho visto che la situazione in altre città italiane, come Roma per esempio, non è certo rosea), ma è il posto dove sono cresciuta e che conosco meglio, io so per certo che il codice della strada a Napoli ha altre regole, non scritte, magari contrarie alla legge, eppure in qualche modo funzionali.

Partiamo dal fatto che la circolazione è difficilissima, causa la morfologia del territorio, la scarsità di mezzi pubblici e lo stato delle strade. La situazione in centro è in qualche modo migliorata negli anni con l’introduzione delle ZTL e di un po’ di rotonde ma, insomma, è una città in perenne emergenza. 
Per cui il cittadino sente il dovere di “interpretare” con una sorta di furbo buonsenso quelle che altrove sono norme tassative. 
Voglio dire che la regola a Napoli può essere infranta, col beneplacito di tutti, se devi risolvere un problema, e siccome è difficile che non ci siano problemi, la cosa avviene piuttosto spesso. 
Se c'è un problema non si aspetta l'autorità (vigili, polizia, ecc...) si parte dal presupposto che l'autorità sia assente, o incapace, e ci si organizza da soli. Ho visto coi miei occhi autisti di autobus  indire piccole assemblee con i passeggeri, per trovare strade alternative anche se fuori percorso, in caso di particolari ingorghi.

I colori del semaforo non vengono percepiti come comandi, piuttosto come consigli (questa devo averla sentita da qualche parte, mi scuso se ho rubato ma rende bene l’idea).

Il rosso a Napoli ha delle sfumature. 
C’è il rosso fuoco, perentorio, quello di  strade a scorrimento veloce,  incroci trafficati, lì non c’è storia, ti devi fermare, il napoletano non è un kamikaze. 
Poi ci sono quei rossi un po’ annacquati, sai che la strada che incroci è poco trafficata, fermati un po’, dai un’occhiata, ma se non viene nessuno, non stare a perdere tempo, vai! 
E poi ci sono i rossi quasi gialli, quelli “inutili”, che magari stanno dopo vicoletti praticamente deserti, tu te ne accorgi, se non arriva nessuno, che necessità c’è di fermarsi? 
Ho provato di persona la sgradevole sensazione dello strombazzare di clacson dietro di me quando ero ferma ad uno di questi. A volte l’ho fatto apposta, sono rimasta ferma lì, inchiodata al semaforo rosso, semplicemente perché volevo “sentirmi libera” di rispettare una regola che tutti ignoravano. 
D’altro canto anche i verdi hanno le loro sfumature. 
Difficile che un napoletano passi col verde a cuor leggero. Non si fida. Lo sa che ci potrebbe essere qualcuno che dall’altro lato sta pensando di buttarsi.

I sensi unici non sono quasi mai veramente unici, diciamo che sono sensi unici alternati. 
A volte sono stradine che ti permetterebbero di tagliare un percorso accorciando di parecchio ed evitando il traffico, e tu che fai? Non ci provi? Lo fanno tutti! Spesso l’ho fatto anch’io (col cuore in gola). 
Il bello è che dall’altro lato lo sanno. Quelli che procedono nel senso giusto si armano di pazienza e sanno che ogni tanto devono rallentare o accostare al marciapiede per far passare i “fuorilegge”. Tanto capiterà anche a loro di vedersi ricambiato il favore prima o poi. 
Amici mi hanno raccontato che chiedendo indicazioni ad un vigile si sentirono rispondere: “La strada giusta è di là, ma vi infilate in un ingorgo, ci potreste impiegare un’ora, di qua c’è un vicoletto che vi fa sbucare dall’altro lato, sarebbe senso unico… facciamo così: io mi giro dall’altra parte e voi passate”

Il pedone a Napoli non ha la precedenza, MAI.
E lui lo sa (se è napoletano). E se non lo è? Conoscete il vecchio detto: Vedi Napoli e poi muori? Beh, potrebbe avere più di un significato…
Ci si allena da bambini, imparare ad attraversare la strada è stato un grande momento di passaggio della mia infanzia. 
Come una di quelle prove d’iniziazione delle tribù africane: dimostri il tuo coraggio e la tua prontezza di riflessi. 
Ignorando le strisce pedonali, che tanto non verranno prese in considerazione da nessuno, si attraversa quando e dove si può, spesso invocando la benedizione di forze ultraterrene. 
Il pedone napoletano non può rilassarsi, ruba quel momento di vuoto di traffico, impara a calcolare i tempi e la velocità dei veicoli e l’automobilista d’altra parte si aspetta sempre che qualcuno sbuchi all’improvviso ed è pronto a frenare. 
Il napoletano ha un'insofferenza profonda, quasi atavica, alle regole, le sente come imposizioni: Io non voglio attraversare dove mi dici tu, dov’è stabilito. Voglio passare dove mi pare. So che rischio la vita, ma la vita è mia e me la gestisco io! 

Da quando sono qui a Londra continuo a stupirmi del fatto che appena mi avvicino alle strisce, preparata tranquillamente ad aspettare il passaggio di due o tre auto, il veicolo più vicino immancabilmente si fermi per farmi passare, a volte si ferma PRIMA che io capisca di dover attraversare, no, dico, che fai? Sei telepatico? 
Il parco dove corro è tagliato da alcune strade, con strisce pedonali fuori ai cancelli, gli automobilisti si fermano a prescindere, quando corro non sono neanche costretta a rallentare per attraversare.
Sempre felicemente incredula, faccio un cenno di ringraziamento con la mano. Mi sento in un altro mondo.

D’altra parte anch’io da pedone devo rispettare i semafori e gli attraversamenti (perchè qui mi concedo il lusso di non guidare, che coi mezzi pubblici mi sposto dove voglio, e comunque ho una fifa blu perchè si tiene la sinistra invece della destra). 
A volte il vecchio istinto vorrebbe riemergere. C’è una strada sotto casa che dista in linea d’aria pochi metri, con pochi passi sarei dall’altro lato, solo che è ad un incrocio di cinque strade, ed io devo fare un percorso a U passando ben 4 semafori per arrivarci. 
Nel profondo mi ribello, la mia mente non comprende perché io debba fare tanta strada e interrompere il cammino tante volte per andare di fronte… ci ho anche provato una volta a passare “di traverso” è stato impossibile, mi devo rassegnare a rispettare la legge, acc...

Ovviamente, così come ci sono anche automobilisti disciplinati a Napoli, qui ci sono i trasgressori, e le conseguenti multe. 
Un giorno il mio compagno, che guida per lavoro, si è visto recapitare una multa per eccesso di velocità,  accompagnata da una lettera. 
Gli si diceva Scegli: la multa la paghi comunque ma puoi perdere punti sulla patente o venire ad un corso sulla sicurezza stradale
Oh, no… che cos’è, una specie di gogna? Verrai aspramente redarguito e marchiato d’infamia come indisciplinato? 
Comunque, pur di non perdere punti è andato. 
Alle presentazioni sembrava uno di quei corsi di auto-aiuto, tipo: ciao a tutti, sono Mark e ho investito un pedone… un applauso d’incoraggiamento a Mark… 
Poi pare che abbia avuto informazioni utili e imparato parecchio su come gestire il mezzo in situazioni difficili, insomma, alla fine gli è piaciuto!

Penso a come sarebbe bella una cosa del genere anche a Napoli… ma forse il napoletano medio pur di non sottoporsi all’onta di sentirsi dire quello che deve fare, perderebbe i punti (e poi troverebbe un modo non proprio legale di riguadagnarli). Sigh.


Questo è l’inizio di “Così Parlò Bellavista” film di 30 anni fa, col famoso “ingorgo a croce uncinata”

E, per Par Condicio, direttamente da Milano, Gioele Dix: L’automobilista ...zzato come una bestia: